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Psicologo scolastico: sogno o realtà?

Psicologo scolastico: sogno o realtà?

di Marcello Delmondo - 30/01/2024 Contenuto revisionato dalla redazione clinica
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Psicologo scolastico: sogno o realtà?

Lo psicologo è previsto all’interno delle scuole italiane già a partire dagli anni ’70 (Coyne & Trombetta, 2006); nonostante sia una figura professionale presente da oltre cinquant’anni nel contesto scolastico, solo di recente sta trovando una sua collocazione più definita.


Psicologo scolastico: definizione


Secondo la definizione della NASP (National Association of School Psychologists), gli psicologi scolastici fanno parte del team e lavorano con insegnanti, genitori, personale scolastico e altri professionisti, in qualità di esperti del benessere psicologico, dell’apprendimento, del comportamento e delle relazioni.


Obiettivo dello psicologo scolastico è quello di creare un ambiente di supporto all’apprendimento degli studenti, all’insegnamento e al rafforzamento delle relazioni tra famiglie, istituzione scolastica e comunità, contribuendo ad allestire le condizioni affinché questo sia possibile in un contesto complesso. 


La psicologia scolastica in Italia


Dal rapporto nazionale redatto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi nel 2008 (Trombetta et al.) si evince che nelle legislature a cavallo tra fine anni ’90 e primi anni 2000 ci siano stati diversi disegni di legge per definire il ruolo dello psicologo scolastico; tuttavia tali proposte non sono mai arrivati all’approvazione del Parlamento.


Oleksandr P - Pexels

Precedentemente, tra gli anni ’70 e ’80, il focus di approfondimento riguardava la figura dello psicopedagogista. Questi disegni di legge, invece, avevano immaginato prima la figura dello psicologo scolastico come consulente e poi l’istituzione di un più organico servizio di psicologia interno alla scuola.


La tiepida reazione a livello accademico, insieme alla percezione di una figura dai contorni poco chiari all’interno dell’istituzione scolastica, contribuirono alla mancata approvazione dei disegni di legge.


In assenza di un quadro normativo definitivo, si affermò come predominante l’approccio clinico individualistico in una serie di iniziative che fiorivano senza particolare coordinamento nel contesto scolastico.


La svolta degli anni 2000


Nel 2000 si arrivò a un primo protocollo d’intesa tra la Società di Psicologia dell’Educazione e della Formazione, l’Associazione Italiana di Psicologia, l’Associazione Nazionale Presidi e il Ministero della Pubblica Istruzione. Quest’ultimo si impegnava a promuovere servizi di psicologia presso le scuole riconoscendo alla disciplina un ruolo nel miglioramento del sistema scolastico.


Per la prima volta si stava ragionando sulla creazione di un servizio di psicologia scolastica in termini di linee guida definite da un’apposita commissione ministeriale (commissione Rubini) e compiti assegnati ai professionisti:


  • counseling rivolto a studenti e docenti
  • formazione
  • orientamento scolastico e professionale
  • interventi sul miglioramento dell’organizzazione scolastica
  • promozione di un rapporto di collaborazione tra scuola e famiglia
  •  ricerca. 

Nel 2004, sulla scia del documento elaborato dalla commissione ministeriale, l’Abruzzo è la prima regione a istituire il servizio di Psicologia Scolastica.  


Pandemia Covid-19: un momento di svolta?


La pandemia di Covid-19 è considerata un vero e proprio “evento cerniera” (Ferro, 2002) capace di segnare un “prima” e un “dopo” completamente distinti. La diffusione di difficoltà psicologiche, in particolar modo di ragazzi e adolescenti, ha spinto a riconsiderare la presenza dello psicologo all’interno del contesto scolastico.


Con il protocollo siglato nel 2020 tra Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e il Ministero dell’Istruzione, sono state definite le Linee di indirizzo per la promozione del benessere psicologico a scuola. Questo documento ha riportato in primo piano la figura dello psicologo quale promotrice del benessere nel contesto scolastico scosso dal susseguirsi di lockdown, restrizioni e nuove forme di didattica online o mista.


Julia M Cameron - Pexels

In occasione della Fiera Didacta 2023 la professoressa Matteucci ha sottolineato che le attività degli psicologi in ambito scolastico sono declinabili nei seguenti ambiti di intervento, già individuati dalla definizione della NASP:


  • supporto organizzativo all’Istituzione scolastica
  • supporto al personale scolastico
  • supporto alle studentesse e agli studenti
  • supporto alle famiglie.

Chi è lo psicologo scolastico oggi in Italia?


Matteucci, Soncini, Floris e Truscott (2022) hanno realizzato una ricerca aggiornata sulla psicologia scolastica in Italia. I questionari validi analizzati sono stati 565, ma gli psicologi coinvolti nel disegno di ricerca più di 1200.


Dai dati emerge il seguente identikit dello psicologo scolastico:


  • Il 55,6% dei partecipanti si definirebbe psicologo scolastico, il 28,7% non si definirebbe in modo tale e il 15,8% ha dichiarato di non sapere con certezza se definirsi secondo questa etichetta professionale
  • La maggior parte degli psicologi scolastici è di sesso femminile, possiede una specializzazione in psicoterapia e investe circa la metà del proprio monte ore lavorativo nelle scuole come libero professionista
  • L’attività maggiormente diffusa è quella relativa agli sportelli di ascolto. Le difficoltà relazionali rappresentano il principale motivo di accesso a questi spazi di ascolto per docenti, personale e alunni
  • La maggior parte dei professionisti svolge altre attività oltre quelle di sportello, come interventi nelle classi e progetti di prevenzione/promozione
  • Quasi tutti i professionisti utilizzano almeno uno strumento per la valutazione delle attività (questionari, interviste, colloqui con Dirigente, etc…)
  • Il 72,4% degli psicologi coinvolti nella ricerca ha dichiarato di aver lavorato in rete con i servizi del territorio (53,8% del campione con ASL, 36,7% del campione con colleghi nel privato, 28,2% del campione con altro professionista, il 26,2% del campione con i servizi sociali).

Tendenzialmente, la selezione del professionista avviene tramite un apposito bando.


Cosa non può fare lo psicologo nel contesto scolastico?


Il professionista che opera in ambito scolastico non può:


  • effettuare diagnosi, valutazione, somministrazione di test, psicoterapia
  • transitare presso il proprio studio privato studenti, docenti, personale e genitori legati all’Istituto presso cui opera, per tutta la durata del contratto.

Quali obblighi è invece tenuto a osservare?


Lo psicologo che opera in contesto scolastico deve necessariamente ottenere il consenso informato di tutti coloro che richiedano la sua consulenza durante l’attività di sportello e, nel caso di studenti minorenni, quello di entrambi i genitori. Analogamente, il consenso va richiesto ai genitori degli alunni di classi in cui si realizzino progetti o attività di osservazione. 


Cottonbro Studio - Pexels

Psicologi scolastici: quale iter formativo seguire?


Il protocollo d’intesa tra Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e Ministero dell’Istruzione non specifica precisi requisiti formativi. Deve però essere soddisfatta almeno una delle seguenti condizioni:


  • 3 anni di iscrizione all’Ordine Professionale 
  • 1 anno di esperienza in ambito scolastico 
  • formazione specifica acquisita presso istituzioni formative pubbliche o private accreditate, di durata non inferiore a un anno o di 500 ore. 

Specializzarsi in psicologia scolastica


Esistono numerose possibilità formative per gli psicologi che vogliano approfondire le proprie conoscenze e competenze nel campo della psicologia scolastica:



Per quanto riguarda i Master di II livello si può contare sulla seguente offerta formativa:



Psicologia scolastica e sfide future


Nonostante una presenza lunga ormai 50 anni tra i banchi di scuola italiana, la figura dello psicologo scolastico non può dirsi definitivamente affermata (Matteucci & Coyne, 2017).


Le principali sfide emergenti dalla fotografia di Matteucci et al. (2022) riguardano:


  • la carenza di fondi
  • la mancanza di normative standard che regolino presenza e attività dei professionisti nel contesto scolastico
  • l’esiguo numero  di ricerche e approfondimenti scientifici in materia di psicologia scolastica.

Emergono anche delle proposte per affrontare queste sfide, come incrementare i fondi dedicati e sviluppare strategie che diano continuità e rendano definitivamente strutturali i servizi di psicologia scolastica.


Si propone anche l’istituzione di Servizi Territoriali di Psicologia Scolastica. In alcune regioni, per esempio il Piemonte, sono stati già mossi i primi passi in questa direzione.


Accanto a prassi e linee guida, non possiamo dimenticare quanto ci insegna il film L’attimo Fuggente in cui Robin Williams, nei panni del Professor Keating, ci ricorda: “La razza umana è piena di passione […] la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore… sono queste le cose che ci tengono in vita!”.


Senza questi ingredienti è impossibile lavorare in un’istituzione complessa come quella scolastica, attraversata da emozioni, sogni, tensioni e passioni pure e intense come solo quelle di ragazzi e adolescenti sanno essere.


BIBLIOGRAFIA


  • Coyne J., Trombetta, C., 2007, The service of school psychology in Italy, The Handbook of International School Psychology (pp. 199-210), SAGE Publications Inc., Thousand Oaks
  • Ferro A., 2002, Fattori di malattia, fattori di guarigione. Genesi della sofferenza e cura psicoanalitica, Raffaello Cortina, Milano
  • Matteucci M., Coyne J., 2017, School Psychology in Italy: current status and challenges for future development, ISPA World Go Round, Vol 45, N°2.

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