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L’importanza del linguaggio del corpo dietro lo schermo

L’importanza del linguaggio del corpo dietro lo schermo

di Giulia Milazzo - 02/01/2024 Contenuto revisionato dalla redazione clinica
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L’importanza del linguaggio del corpo dietro lo schermo

È possibile osservare la comunicazione non verbale da dietro uno schermo? Come ci può aiutare l’utilizzo della comunicazione non verbale e in che modo possiamo utilizzarla al meglio all’interno della stanza di terapia virtuale?


In questo articolo esploreremo brevemente la comunicazione non verbale all’interno della stanza di terapia, per poi concentrarci su ciò che accade dietro uno schermo nel setting online; infine verranno forniti degli strumenti per migliorare il proprio modo di stare dietro lo schermo e per sollecitare l’utilizzo della corporeità dei nostri pazienti.


L'importanza della parola nella comunicazione


Quando si parla di processo terapeutico, spesso sia tra gli addetti ai lavori che tra i profani, si dà grande valore al potere della parola. Parola in quanto strumento per comunicare, comprendere, accogliere, significare e risignificare, oltre che per valutare e fare diagnosi.


Talvolta, come psicologi e psicoterapeuti, cadiamo nel tranello di dover trovare la frase perfetta per facilitare la comunicazione, soprattutto chi è ancora acerbo nella professione.


Tumisu - Pixabay

Tuttavia, solo il 7% della comunicazione è influenzata dalla parola (comunicazione verbale), una parte (38%) passa per il tono della voce e in generale per il modo in cui il messaggio viene espresso (comunicazione paraverbale) e il resto (55%)  passa per la comunicazione non verbale (Mehrabian & Epstein, 1972). Ciò vuol dire che, sebbene sia fondamentale osservare il contenuto della comunicazione (ciò che si dice), è proprio attraverso la forma (come si dice), che possiamo cogliere la punteggiatura tra i due parlanti, quindi la loro relazione (Watzlawick et al., 1971).


Il corpo nella stanza di terapia


È proprio attraverso l’osservazione del linguaggio del corpo che è, quindi, possibile cogliere quegli aspetti relazionali e comunicativi che permettono al terapeuta di danzare insieme al paziente in quello “scambio interpersonale, caratterizzato da rispecchiamento emotivo, scambio e comunicazioni tra due corpi, due menti e due cuori” (Stern, 1998).


È in questa danza, che il terapeuta può assumere la funzione di caregiver affidatario del paziente e il loro movimento diventa riflesso e riparatore di quegli scambi relazionali primari e di interazioni sociali al di fuori della stanza di terapia.


Inoltre, quando abbiamo a che fare con coppie o con famiglie diventa ancora più importante osservare come tutti i corpi dialogano tra loro; dalla loro disposizione nella stanza possiamo osservare vicinanza e lontananza, e fare ipotesi di alleanze e lotte interne, segreti familiari e risorse.


La stanza di terapia diventa quindi luogo metaforico, quel “terzo pianeta” (Andolfi & Angelo, 2012) in cui si incontrano il pianeta del paziente (singolo, coppia o famiglia che sia) con la sua storia e il suo linguaggio familiare e il pianeta del terapeuta, fatto non solo della sua conoscenza e competenza, ma anche della storia e della sua esperienza personale.


Il terapeuta, attraverso l’utilizzo dello sguardo e della sua posizione del corpo nello spazio, può attivare continue rotture e riparazioni, allontanandosi da un familiare per potersi avvicinare a quel membro più distante, riportarlo dentro, per poi spostarsi nuovamente nell’interazione. 


Quando la relazione terapeutica avviene all'interno di una stanza virtuale


Ma come è possibile osservare tutto ciò all’interno di una stanza virtuale? Apparentemente, stare all’interno di uno schermo che intermedia tra noi e il paziente, talvolta può apparire limitante. Tuttavia, è proprio lo stare in quel luogo nell’etere che azzera la distanza e ci da l’opportunità di entrare nella quotidianità dei pazienti, permettendoci di conoscere in maniera più tangibile e visiva la storia impressa nelle pareti delle loro camere.


Come e cosa possiamo osservare attraverso lo schermo?


Partiamo dal presupposto che, sebbene per il terapeuta non sia visibile nella sua completezza corporea, il corpo del paziente è presente anche nella stanza online, sebbene quest’ultimo occupi lo spazio in maniera differente.


Lo psicologo può ottenere informazioni preziose osservando il modo in cui il paziente si dispone davanti ad una webcam:


  • che postura assume? È seduto davanti ad una scrivania, su una sedia o sdraiato su un divano o sul letto?
  • che angolatura utilizza, quanto mostra di sé attraverso lo schermo? Si presenta a mezzo busto oppure fa vedere solo il viso o una parte di esso?
  • da dove si collega? Sceglie sempre gli stessi luoghi da cui collegarsi oppure cambia spesso? predilige luoghi aperti e poco intimi o preferisce connettersi da una stanza silenziosa e appartata?
  • come si presenta? Cosa possiamo osservare dalla cura del viso e dei capelli, dall’abbigliamento?
  • in che modo il corpo interagisce nello spazio? Il paziente è solito gesticolare molto, tamburellare con le mani, lo schermo si muove per il tremolio frenetico delle gambe?

Il loro corpo ci parla pur essendo limitato all’etere, aiutandoci a osservare e comprendere come il paziente si sente in quel momento senza che ancora abbia parlato.


È sempre attraverso il linguaggio del corpo che possiamo osservare se il paziente ha bisogno o meno di costruirsi una barriera, che sia attraverso un distanziamento del corpo, incrociando le braccia, coprendosi la bocca, oppure mostrandosi rigidamente composto senza concedersi ad alcun cedimento o connettendosi da un luogo poco illuminato.


Julia M Cameron - Pexels

Col procedere delle sedute, la prossemica del paziente diventa protagonista quanto il suo linguaggio verbale e lo psicologo può cogliere con maggiore facilità non soltanto le parole, ma anche i silenzi, le pause, la frenesia corporea o il tono verbale. Per questo motivo, comprendere il linguaggio del corpo permette e facilita la costruzione del processo terapeutico stesso.


Non sono pochi i casi in cui, notando un piccolo e impercettibile cambiamento, come un nuovo taglio di capelli, un nuovo tatuaggio, un nuovo luogo da cui ci si collega, il paziente si percepisca visto, “notato” anche nei suoi micromovimenti e sia maggiormente stimolato ad aprirsi. 


Il corpo nella terapia di coppia e familiare online


Un breve ma fondamentale accenno va fatto anche sulla terapia di coppia e familiare online. A differenza della terapia individuale, in cui lo spazio è unicamente condiviso tra paziente e psicologo, nella terapia di coppia o familiare entrano una o più persone, che siano partner, genitori e/o figli.


Il primo elemento da osservare è da quanti di dispositivi si collegano. Talvolta, connettersi da più di un device può essere semplicemente un motivo logistico (magari vivono in due città diverse), altre invece è proprio indicatore del bisogno di creare una maggiore distanza con l’altro.


È quindi fondamentale non dare mai per scontato ciò che osserviamo, ma autorizziamo noi stessi a esplorare il territorio di coppia o familiare, partendo proprio da quelle domande più semplici e basilari.


Una seconda domanda da porci, nel caso in cui siano tutti connessi dallo stesso device, è come sono predisposti nello spazio. Sono tutti vicini? Hanno uno spazio personale sufficientemente comodo o sono particolarmente vicini o distanti?


Osservare la posizione dei partner e dei figli nella stanza, è cruciale tanto quanto nella terapia dal vivo. Sebbene infatti l’osservazione possa essere apparentemente condizionata dal fatto che l’angolatura della videocamera riduce lo spazio a disposizione, è pur vero che è possibile notare con maggior risalto:


  • gli scambi relazionali
  • i livelli di alleanza di coppia e familiare
  • i potenziali invischiamenti.

Un terzo elemento da osservare è la meta-comunicazione (Watzlawick et al., 1971) della coppia o della famiglia. Qual è la punteggiatura che definisce la relazione tra i partecipanti? C’è simmetria o complementarità negli scambi? E ancora, dal punto di vista degli scambi analogici (non verbali), come reagisce uno dei membri col suo corpo e col suo viso alla comunicazione verbale e non verbale dell’altro?


Il terapeuta e il suo linguaggio non verbale nella terapia online


Ultimo aspetto su cui focalizzarci è il nostro corpo da terapeuti nello spazio online. Focalizziamoci su due punti di osservazione:


  • come il nostro corpo comunica col paziente in termini di risonanze 
  • quanto siamo sintonizzati nel qui e ora con il nostro corpo durante la seduta

Partiamo dal primo punto. Se è vero che dall’osservazione del non verbale dei pazienti è possibile rintracciare delle coordinate da cui partire per esplorare, è altrettanto vero che il nostro corpo comunica come stiamo insieme al paziente nel suo vissuto.


Non siamo uno schermo bianco su cui i nostri pazienti proiettano il loro transfert, ma siamo in continua interconnessione con essi. Per tal motivo, nonostante l’adeguata discrezione e prudenza nel farlo, è fondamentale essere autentici nel nostro stare “qui e ora” (Stern, 2005) insieme al paziente in uno spazio intersoggettivo che è costantemente co-costruito.


Questo ci porta al secondo punto. Quanto più siamo sintonizzati con le nostre emozioni, col nostro corpo, sul momento presente, e tanto più sarà possibile regolare quel campo intersoggettivo (Stern, 2005).


Cosa sentiamo nella nostra “pancia emotiva”, quali sono le emozioni che proviamo in quel dato momento mentre il paziente sta parlando? Se, dopo un’attenta analisi, ci saremo resi conto che quella risonanza che sentiamo non ha a che fare con dei punti ciechi della nostra storia, possiamo ipotizzare che abbia a che fare col paziente e che quell’emozione venga da lui suscitata anche in altri contesti relazionali (Yalom, 2019).


Avere una buona percezione del nostro non verbale nel momento presente, per esempio, ci fa uscire dalla logica della costernazione per aver provato noia, che ci ha portato verso tangenti lontane dalla stanza di terapia, e ci permette di lavorarla e volgerla a vantaggio della terapia (Yalom, 2019).


Come stimolare l'utilizzo del corpo nella terapia online


Per poter accompagnare al meglio i nostri pazienti, ecco alcuni suggerimenti da poter utilizzare nella stanza online:


  • per stimolare la sincronia interpersonale e migliorare la sensazione di sicurezza e connessione, si può fungere da co-regolatore attraverso il rispecchiamento delle loro espressioni, sguardo, tono e ritmo vocale. Questo può aiutare i pazienti a percepire con maggiore intensità l’esperienza dell’incontro terapeutico e può consentire di sentirsi presenti a loro stessi (Geller, 2017; Koole & Tschacher, 2016)
  • per aumentare il senso di sincronia e connessione interpersonale è importante mantenere un buon contatto visivo tra paziente e terapeuta. Siate consapevoli di incrociare lo sguardo dei vostri pazienti (Marci & Orr, 2006)
  • per facilitare la costruzione di una buona alleanza terapeutica online, è necessario che il paziente senta la presenza psicologica del terapeuta e, sebbene fisicamente non sia nella stessa stanza, offrire la vostra presenza corporea durante seduta creerà una maggiore sicurezza psicologica per il vostro paziente (Haddouk, 2015).

Infine, per poter stimolare l’utilizzo del corpo del paziente e far sentire a lui stesso l’impatto che può avere nella stanza di terapia, sia essa online che in presenza, uno degli strumenti più validi e potenti è la scultura (Satir, 1972).


La scultura permette di “vedere situazioni vecchie con occhi nuovi”; difatti attraverso l’utilizzo del proprio corpo e delle immagini simboliche, è possibile rinarrare i vissuti personali avvenuti nel là e l’allora e riscoprirne nuovi significati.


Kate Trifo - Pexels

Concludendo, al di là dei singoli strumenti, molti sono gli approcci terapeutici che prediligono l’utilizzo del non verbale a quello verbale. Tra queste troviamo:


  • la Danza-Movimento Terapia
  • l’Arteterapia
  • la Musicoterapia
  • l’Analisi Bioenergetica
  • la Mindfulness. 

Ognuno di questi permette di poter vivere il processo di guarigione e di salute mentale in maniera più olistica e, se non abbiamo paura di farci “sporcare”, la via della contaminazione non può che essere arricchente per noi e per i nostri pazienti.


Essere automaticamente interessati è la chiave


Abbiamo indagato alcuni punti della comunicazione non verbale, sicuramente non esaustivi, ma certamente punto di partenza con cui stare autenticamente insieme al paziente nella stanza di terapia.


Ricordiamo che tanto più il paziente sentirà che siamo autenticamente interessati a lui (che sia attraverso le nostre parole, i nostri sguardi o il nostro corpo) tanto più sarà possibile costruire una buona alleanza e facilitare il processo terapeutico e quindi di guarigione.


BIBLIOGRAFIA


  • Andolfi M., Angelo, C., 2012, Il sistema terapeutico ovvero il terzo pianeta. Terapia Familiare, 100, Franco Angeli, Milano, pp. 135-158
  • Geller S. M., 2017, A Practical Guide to Cultivating Therapeutic Presence, American Psychological Association
  • Haddouk L., 2015, Presence at a distance. Studies in health technology and informatics, 219, Pubmed, 208–212
  • Marci C. D., Orr S. P., 2006, The effect of emotional distance on psychophysiologic concordance and perceived empathy between patient and interviewer. Applied psychophysiology and biofeedback, 31(2), Springer, 115–128 
  • Mehrabian A., Epstein N., 1972,  A measure of emotional empathy (Vol. 40), Pubmed
  • Satir V., 1972, Peoplemaking, Science and Behavior Books
  • Stern D. N., 1998, Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella clinica, traduzione a cura di Speranza M., Raffaello Cortina, Milano
  • Stern D. N., 2005, Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana, Raffaello Cortina Editore, Milano
  • Watzlawick P. et al., 1971, Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, traduzione a cura di Ferretti M., Astrolabio Ubaldini, Roma
  • Yalom I. D., 2018, Il dono della terapia, traduzione a cura di Costa P, BEAT, Vicenza



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